venerdì 19 maggio 2017

Riglione : «Questa centrale e laboriosa borgata» : vita sociale e politica 1861-1948 di Massimiliano Bacchiet


È possibile raccontare un secolo circa di storia d’Italia – dal 1861 al 1948 – attraverso la narrazione degli eventi accaduti nelle borgate di Riglione, Oratoio, Pisanello e Pierdicino situate al confine sud-est del comune di Pisa? A tale domanda vuole rispondere questa ricerca, che scava nella storia sociale e politica del nostro paese attraverso un ampio ventaglio di fonti archivistiche e documentarie. Pisa e la sua provincia vivono intensamente il processo di unificazione nazionale e la prima industrializzazione, nel contempo sono protagoniste della storia del nascente movimento operaio e socialista, con una marcata anima anarco-repubblicana e anticlericale. L’Autore riscopre gli “anonimi volti” degli abitanti di questi borghi, dando loro voce e descrivendone le passioni, i progetti, le speranze e le delusioni che li animarono nei momenti cruciali della storia d’Italia. Lo studio accurato della storia locale è utile a formare quella memoria storica necessaria a contrastare il processo, che è in corso, di oblio del nostro passato. Come ricordava il grande storico francese Marc Bloch: «L’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato».
Stranieri su un molo di Tash Aw


In questo breve saggio, Tash Aw accompagna il lettore in un tour guidato del proprio terreno più intimo: la sua faccia. La vitalità culturale dell'Asia moderna è riflessa nel suo stesso volto, il tono cangiante della sua pelle e i suoi lineamenti riflettono una complicata storia familiare fatta di migrazione e adattamento. Gli stranieri, smarriti su un molo, sono i nonni dopo l’insidioso viaggio in barca per fuggire dalla Cina verso la Malesia negli anni Venti. Dal porto di Singapore, a una corsa in taxi nella Bangkok di oggi, a un’abbuffata da Kentucky Fried Chicken nella Kuala Lumpur degli anni Ottanta, Aw tesse storie di inclusione ed esclusione, tra scenari che saltano da villaggi rurali a club notturni e una varietà vertiginosa di lingue, dialetti e slang, per creare un ritratto sorprendentemente intricato e vivido di un luogo stretto tra il futuro in rapido avvicinamento e un passato che non si lascia andare.

Fuggire : memorie di un ostaggio di Guy Delisle

Era una notte del 1997, quando l’esistenza di Christophe André prese una piega del tutto inaspettata. Si trovava nel Caucaso con Medici Senza Frontiere, ma il gruppo di miliziani armati che lo buttò giù dal letto non cercava cure mediche: cercava qualcuno da prendere in ostaggio. Christophe venne trascinato in mutande e sbattuto su un’auto in viaggio verso non si sa dove, strappato alla sua normalità e costretto a diventare un eroe suo malgrado. Cominciò così, senza alcuna ragione, il suo sequestro: 111 interminabili giorni di prigionia in totale isolamento. In Fuggire Delisle ha raccolto dalla viva voce di Christophe il racconto di quei mesi di impazienza, terrore e noia, ricostruendo passo dopo passo una discesa negli abissi della solitudine, alla ricerca di quell’ultimo irrinunciabile briciolo di speranza.

Il dolore e la sua terapia nella medicina occidentale : dalle origini alla metà dell'Ottocento di Gianfranco Natale, Alberto Zampieri



Il dolore è sempre stato uno dei problemi più importanti della medicina. Nonostante la scoperta degli anestetici e l’introduzione dei farmaci antidolorifici steroidei e non steroidei, il trattamento della sofferenza fisica rimane ancora oggi una meta lontana, soprattutto in campo oncologico. Questo libro racconta la storia del dolore nella medicina occidentale, partendo dall’antichità fino alla metà dell’Ottocento. Oltre a fornire curiosi e interessanti approfondimenti etimologici, questo primo volume documenta i periodi preistorico, greco e romano, per giungere al medioevo, con le tradizioni mediche monastiche, bizantine e arabe, e la nascita della scuola medica salernitana e delle prime università. Sono esaminate le scuole e le principali figure che hanno contribuito alla conoscenza e alla caratterizzazione del dolore e del suo trattamento. Una ricca iconografia accompagna il testo, con l’intento di documentare più compiutamente la ricerca svolta. Ritratti di celebri personaggi, frontespizi di libri antichi, piante medicinali, strumenti e apparecchiature mediche aiutano a comprendere meglio il lungo cammino del progresso umano nel tentativo di dominare e sconfiggere la sofferenza fisica. Il lavoro è stato condotto consultando la letteratura scientifica sull’argomento e numerose opere originali.
Storia di noi di Valentina Settimelli





Valentina Settimelli è una psicologa che da molti anni lavora tra i reparti dell’Ospedale pediatrico Meyer, un’eccellenza a livello mondiale. Nessuno meglio di lei poteva osservare, sentire, far proprio e poi riversare in pagine dense di emozione il microcosmo della grande struttura in cui trascorre le proprie giornate, tra vita e morte, amore e dolore, sorrisi e lacrime. Così Valentina, da sempre amante della scrittura, ha raccontato in questo libro la storia di quattro personaggi inventati eppure ispirati a persone concrete, per far scoprire quanta meraviglia a volte può nascondersi dietro il velo della più perfida sofferenza.
How to save a life: storie dalla storia della medicina di Francesco Adami

Che cosa lega il famoso illusionista Mandrake ad una sostanza come l’Atropina?…ed è vero che l’Ambulanza ed il Triage nascono dalle terribili esperienze vissute dai soldati sui campi di guerra napoleonici? Cosa lega il poeta americano Walt Whitman alla realizzazione del primo defibrillatore? ...e Wolfang Goethe con la scoperta della caffeina? … è vero che l’AMBU è stato ideato in seguito ad uno sciopero dei lavoratori danesi negli anni ‘50? * ...e che  lo stetoscopio  nasce da un gioco fatto da impertinenti ragazzini  parigini? Che legame c’è fra la scoperta dell’ Ossigeno e l’invenzione della Ghigliottina?...

Una trattazione fresca fatta di aneddoti, curiosità scientifiche e storia delle maggiori invenzioni fanno di questo libro un viaggio straordinario nella medicina, in particolare d’Emergenza.
Steroidi anabolizzanti nello sport : usarli o evitarli? conoscerli di Mario Giorgi


L'uso di steroidi anabolizzanti è oggi molto diffuso: inizialmente utilizzati solo da atleti altamente competitivi, essi si sono prepotentemente infiltrati nella nostra società e anche i teenager iniziano a sperimentarli. L'informazione quindi diventa essenziale al fine di evitare pericolosi abusi. Il testo tratta gli aspetti della crescita muscolare diretta ed indiretta dovuti al testosterone ed ai suoi numerosi derivati di sintesi, dei loro utilizzi nella pratica clinica e nell'incremento della performance, dei loro profili farmacologici, degli effetti collaterali e dei farmaci ancillari utilizzati per prevenirli. Vengono descritte le varie formulazioni orali ed intramuscolari con i relativi effetti ricercati ed indesiderati, alcuni utilizzi bizzarri, le specialità per uso veterinario e quelle vendute sul web con particolare attenzione a smascherare le specialità contraffatte. Senza falsi moralismi il volume vuole informare un possibile utilizzatore sul rapporto rischio/beneficio a cui va incontro. Studenti in medicina, farmacia, scienze biologiche, motorie e sanitarie, professionisti e sportivi, troveranno una semplice e concisa valutazione sull’uso e l’abuso di steroidi anabolizzanti.
Come mangiamo : le conseguenze etiche delle nostre scelte alimentari di Peter Singer e Jim Mason



Nei paesi occidentali prezzo, confezione e messaggi pubblicitari sono i fattori principali che determinano le scelte alimentari di milioni di individui. Molte persone ignorano che banali acquisti quotidiani possano avere un impatto devastante sull'ambiente, sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche e sul trattamento riservato agli animali negli allevamenti intensivi. Peter Singer e Jim Mason non hanno dubbi: decidere cosa mangiare è innanzitutto una questione etica. Ripercorrendo la catena produttiva gli autori mostrano quanto poco affidabili siano i certificati di qualità delle etichette, ci rivelano da dove proviene davvero il cibo che compriamo e come è stato lavorato, ci aiutano a capire se acquistare prodotti biologici oppure abbracciare una dieta vegetariana, o vegana, può essere una soluzione. 
Birra e cucina toscana: partner negli abbinamenti e nelle ricette di Cantoni Simone e Romboli Flavio


Un viaggio in parallelo tra la cucina toscana e uno tra i "nuovi classici" del gusto più freschi e interessanti: la birra artigianale. A una prima parte esplicativa sui legami tra cibo e birra, seguono due ricettari: uno in cui si abbinano le birre a vari piatti e un altro in cui si forniscono ricette in cui la birra stessa è un ingrediente. Nel testo ogni ricetta è accompagnata dal disegno del bicchiere adatto a gustare la birra consigliata nella ricetta stessa. Tutto ciò per accrescere la voglia di sperimentare concretamente, a tavola, le affinità elettive tra piatti toscani e pinte. 
La prima cosa bella, un film 
di Paolo Virzì


Anna Nigiotti nel Settantuno era una giovane e bellissima mamma proclamata Miss del più popolare stabilimento balneare di Livorno, ignara di suscitare le attenzioni maliziose della popolazione maschile, i sospetti rabbiosi del marito Mario e la vergogna del primogenito Bruno. Oggi, ricoverata alle cure palliative, Anna sbalordisce i medici con la sua irresistibile e contagiosa vitalità e fa innamorare i degenti terminali. Bruno invece, ha ormai tagliato i ponti con la sua cittá, la sua famiglia, il suo passato. Insegna senza entusiasmo in un Istituto Alberghiero e conduce un'esistenza cocciutamente anaffettiva. Ma la sorella Valeria lo convince a venire a salutare la madre per l'ultima volta, e Bruno torna malvolentieri a Livorno. L'incontro, dopo tanti anni, con quella mamma esplosiva, ancora bella e vivacissima, che a dispetto delle prognosi mediche sembra non aver nessuna intenzione di morire, costringe Bruno a rievocare le vicissitudini familiari che aveva voluto a tutti i costi dimenticare.
My name is Virzì : l'avventurosa storia di un regista di Livorno 
di Alessio Accardo, Gabriele Acerbo




My name is Virzì è la storia semiseria del creatore di Ovosodo, Caterina va in città, Tutta la vita davanti, La prima cosa bella, raccontata da lui stesso e da trenta testimoni d’eccezione: dalla madre Franca a Sabrina Ferilli, e poi Massimo Ghini, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Edoardo Gabbriellini, Valerio Mastandrea, Monica Bellucci, Furio Scarpelli, fino alla moglie Micaela Ramazzotti. Un quasi-romanzo sulla vita e i film del regista di Livorno, ma anche una carrellata sugli aspetti più ricorrenti del suo cinema: l’inadeguatezza degli eroi ragazzini, il fascino discreto della provincia, il ruolo salvifico delle donne, i finti happy end intrisi di struggimento. Un viaggio pieno di sorprese sulle tracce di un uomo che conosce l’arte di far ridere e commuovere.
La soluzione del mistero delle ceramiche marcate RBC di Giorgio Levi



Molte ceramiche firmate con la sigla RBC sono state per decenni attribuite alla prestigiosa manifattura Rometti di Umbertide e considerate prodotti del suo periodo artisticamente più importante, quello che aveva visto la presenza, accanto a Dante Baldelli, del giovane Corrado Cagli (RBC = Rometti, Baldelli, Cagli). In questo libro si dimostra che tutte le ceramiche marcate RBC sono state invece prodotte dalla R. Bini e fratelli Carmignani di San Giovanni alla Vena, in provincia di Pisa. La dimostrazione si avvale di varie prove documentali, tra le quali un album di disegni e spolveri datati e firmati. Dopo la presentazione dei dettagli della ricerca, il libro presenta un catalogo ragionato di tutti i pezzi firmati RBC di cui esiste documentazione.

mercoledì 17 maggio 2017

Città da leggere - Consigli di lettura 

La morte a Venezia 
di Thomas Mann




Un'afa disgustosa ristagnava nei vicoli, l'aria era così spessa che gli odori provenienti dalle case, dalle botteghe, dalle cucine, vapori d'olio, nuvole di profumi e d'altro ancora, restavano sospesi, senza dissolversi. Il fumo delle sigarette rimaneva dov'era e si dissolveva lentamente. La calca nelle strettoie disturbava il viandante più che divertirlo. Più egli camminava, più tormentoso sentiva gravare su di sé quello stato in cui lo mettevano l'aria di mare unita allo scirocco.

Una Venezia estiva ammorbata da una peste incombente ospita l'inquieto Gustav Aschenbach, famoso scrittore tedesco che ha costruito vita e opera sulla più ostinata fedeltà ai canoni classici dell'etica e dell'estetica. Un sottile impulso lo scuote nel momento in cui compare sulla spiaggia del Lido la spietata bellezza di Tadzio, un ragazzo polacco. Un unico gioco di sguardi, la vergogna della propria decrepitezza, la scelta di imbellettarsi per nasconderla, sono i passi che scandiscono la vicenda.  In questo romanzo breve del 1913 Thomas Mann esprime con ineguagliata perfezione psicologica e formale la crisi della grande cultura borghese, raggiungendo uno dei vertici della propria produzione letteraria.
Venezia e le grandi navi 
di Gianni Berengo Gardin


Il volume raccoglie le fotografie realizzate da Gianni Berengo Gardin nel bianco e nero rigoroso, sincero e perfetto di sempre, scattate dal fotografo tra il 2012 e il 2014. Immagini che testimoniano il quotidiano usurpante passaggio di mastodontiche navi da crociera nella laguna di Venezia. Sono lunghi due volte Piazza San Marco e alti una volta e mezzo Palazzo Ducale: i nuovi "visitatori" di Venezia sono le grandi navi da crociera che passano lungo il Canale della Giudecca e nel Bacino San Marco, e irrompono a scombussolare, anche solo nel momento del loro transito, l'abituale scenario cittadino. Gianni Berengo Gardin ha seguito il percorso di queste grandi navi, ingombranti e voluminose, documentando il loro apparire e scomparire sull'orizzonte della laguna. Il libro è arricchito da un testo di Andrea Carandini, Presidente del Fai, da una riflessione di Vittorio Gregotti e da un intervento di Camilla Bianchini d'Alberigo.

Un amore 
di Dino Buzzati

La storia di un amore. Un amore travolgente, ossessionante, possessivo. Un amore che è nato per caso, da un capriccio. Che non doveva essere, perché inutile, lacerante. Antonio, uomo di mezz’età appartenente alla Milano bene, va ad innamorarsi di qualcuno che mai potrà essere suo: Laide, ragazza giovanissima, che per vivere si vende agli altri. E così Antonio, affogando piano piano nelle sue emozioni, decide di doverla avere per sé. Perdendo la propria dignità. Perdendo sicurezza, sonno, vita. Perché è questo il tipo di amore raccontato nel romanzo. Un amore che ti toglie il respiro, la speranza. Che ti dà l’affanno, che ti fa svegliare la notte in preda ai peggiori incubi. Quello che ti fa vedere nemici in ogni angolo della strada. Che porta ad annullarsi. Buzzati sottolinea in maniera sublime la psicologia dell’Antonio innamorato e della Laide sfuggente. Ne delinea talmente bene i caratteri che a volte sembra di trovarsi lì con loro, a stringere la mano dell’uomo in trepidante attesa prima di accompagnarlo sotto casa della protagonista, con la quale si scopre avere il desiderio di parlare, per rimproverarla, magari dirle: “smettila di fare così, non vedi che lo stai facendo soffrire?”. E’ violento il coinvolgimento emotivo che deriva dalla lettura di queste pagine, sono incontenibili i sentimenti che vengono raccontati. E, dopo tutte le vicende tortuose, ecco il finale: rimane lì sospeso, arriva inaspettato. Ma, soprattutto, lascia il lettore con una serie di perplessità: cos’è veramente l’amore? Esiste l’eternità, in questo sentimento? E di cosa si parla quando si va oltre? E’ amore o solo “smania di vincere”?


Senilità 
di Italo Svevo

Si trovavano sempre all'aperto. Amarono in tutte le vie suburbane di Trieste. Dopo i primi appuntamenti, abbandonarono Sant'Andrea che era troppo frequentato, e per qualche tempo preferirono la strada d'Opicina fiancheggiata da ippocastani folti, larga, solitaria, una salita lenta quasi insensibile. Si fermavano ad un pezzo di muricciolo che divenne la meta delle loro passeggiate soltanto perché la prima volta vi si erano assisi. Si baciavano lentamente, la città ai loro piedi, muta, morta, come il mare …
Enormemente apprezzato da James Joyce, sia per affinità di stile sia per il suo carattere introspettivo, "Senilità", il secondo romanzo di Italo Svevo, è un viaggio nelle profondità psicologiche del protagonista. La vicenda ruota intorno alla storia d'amore tra Emilio Brentani e Angiolina, una sfrontata "figlia del popolo" che dà sfogo senza inibizioni alle proprie pulsioni sentimentali. Emilio, giovane impiegato con velleità letterarie, vive immerso in sogni ben lontani dalla realtà quotidiana, e nonostante i suoi trentacinque anni è affetto da una sorta di senescenza precoce che lo conduce a cullarsi nell'attesa di qualcosa di grande che non realizzerà mai, come una "potente macchina geniale in costruzione, non ancora in attività".Di Senilità, uscito cinque anni dopo, [di Una vita ndr] nel 1898, si può dire che non soltanto è forse il capolavoro di Svevo, ma è anche un libro di veramente rara potenza.
Eugenio Montale
Passaggio a Trieste di Fabrizia Ramondino



Il Centro Donna Salute Mentale di Trieste è un'emanazione al femminile dell'esperienza post-manicomiale iniziata negli anni ‘70 a Trieste da Franco Basaglia. Fabrizia Ramondino ha frequentato il Centro in due lunghi periodi del 1998 con l'intento di conoscere dall'interno la realtà quotidiana di questa microsocietà toccata dal dolore, ma anche dall'entusiasmo e dall'impegno umano. Il diario dell'autrice registra molte voci di donne che raccontano storie di ossessioni, di sradicamento, di chiusura nei rapporti col prossimo, di entusiasmi e di sfiducia. Ritratti di persone che, nonostante tutto, vogliono stare insieme, costruire degli affetti, parlare, capire, vivere. Le tensioni, le amicizie, i successi e gli insuccessi si susseguono nei piccoli o grandi riti quotidiani che scandiscono la vita di questa comunità. Il diario si apre a meditazioni della scrittrice sempre più fitte in cui la letteratura, l'arte, il cinema, il mito, la politica sembrano prendere, a fronte di una realtà concreta cosi difficile, significati diversi dai soliti, e più profondi. La vita dell'autrice, anch'essa fortemente segnata, interagisce a poco a poco con quella delle altre donne e si arricchisce di legami intensi, partecipando di quell'esperienza sociale nata più di vent'anni fa con lo smantellamento dei vecchi manicomi, che ancora oggi è vivissima e vale come esempio in gran parte del territorio nazionale.
Così in terra, come in cielo 
di Don Andrea Gallo con Simona Orlando


La sua cattedrale è stata la strada, i suoi insegnanti prostitute, barboni, tossici, tutte quelle vite perdute che sono anime salve. Don Andrea Gallo è stato un prete da marciapiede, il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova per chi ha bisogno e per chi vuole trovare un punto da cui ripartire a nuova vita. In Così in terra, come in cielo don Gallo racconta la sua personale saga accanto agli ultimi, i suoi dissensi da una Chiesa che pure ama e a cui sente di appartenere, sviscera con ironia e preparazione le sue posizioni ribelli su temi quali il testamento biologico, l'immigrazione, la liberalizzazione delle droghe, l'aborto. Nel suo camminar domandando fa bizzarri incontri con monsignori, politici, transessuali, giovani inquieti, zelanti fedeli che non credono e atei che invece sperano, artisti come Vasco Rossi e Manu Chao.  Andrea Gallo ha sempre viaggiato in direzione ostinata e contraria; nonostante i molti meriti è restato orgogliosamente un prete semplice, sgranando il rosario laico di Fabrizio De André, raccogliendo le storie di bassifondi e vicoli che tanto somigliano a quelle delle Scritture, cercando l'efficacia storica del messaggio evangelico e impastando mani e cuore nelle realtà più dolorose, lavorando senza risparmiarsi affinché questa terra diventi cielo. Un prete prete, anarchico, discusso, amatissimo.
La Genova di Bacci Pagano, testi di Bruno Morchio ; fotografie di Gianni Ansaldi, Patrizia Traverso

«La pancia grigia della città pareva davvero di poterla toccare, allungando una mano. Un intrico di tetti obliqui embricati in un complicato gioco di incastri sotto cui si srotolavano le budella dei carruggi. Col loro variopinto popolino fatto di bottegai, artigiani, bagasce, spacciatori e un esercito di immigrati, regolari e clandestini. Tutto un brulicare di minute attività legali e illegali e un fluire di merci che per secoli quei puzzolenti intestini hanno metabolizzato, facendo ricca e potente la repubblica marinara».
La Genova di Bacci Pagano, l'investigatore privato nato dalla penna di Bruno Morchio e protagonista dei suoi romanzi, raccontata dall'autore e fotografata da Gianni Ansaldi e Patrizia Traverso.


Le ragazze di Sanfrediano 
di Vasco Pratolini

Il rione Sanfrediano è “di là d’Arno”, è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall’altro, simili a confrafforti, lo circondano Palazzo Pitti e i bastioni medicei; l’Arno vi scorre nel suo letto più disteso, vi trova la curva dolce, ampia e meravigliosa che lambisce le Cascine. Quanto v’è di perfetto in una civiltà diventata essa stessa natura, l’immobilità terribile ed affascinante del sorriso di Dio, avvolge Sanfrediano, e lo esalta.

Un anno dopo il successo delle “Cronache”, Pratolini torna al mondo del quartiere, alla rappresentazione corale della vita di un rione popolare di Firenze, ma questa volta con un registro completamente diverso. Il libro è una favola moderna ma dall'ossatura antica che si richiama alla novella boccaccesca, e il vero protagonista è proprio lui, il quartiere di Sanfrediano le cui ragazze spasimano e si dannano tutte per lo stesso dongiovanni, il bel "Bob" (dalla sua somiglianza con Robert Taylor). Ma quando una delle innamorate gabbate, la Tosca, scopre il doppio gioco del ragazzo, decide di organizzare una beffa destinata a dargli una lezione una volta per tutte.
Ragazze perdute : sesso e morte nella Firenze del Rinascimento 
di Nicholas Terpstra


Nella Firenze del 1554, in uno dei quartieri più malfamati, un gruppo di donne fondò un ricovero per adolescenti abbandonate. Delle 526 ragazze ospiti della Casa della Pietà durante i suoi primi 14 anni di vita, soltanto 202 ne uscirono vive. Con il rigore di un accademico e lo stile di un giornalista, Terpstra svela alcune delle possibili cause di una mortalità tanto sorprendente: dalla diffusa prassi degli aborti, ai trattamenti medici per la cura delle malattie veneree fino alle dure condizioni di vita all’interno delle manifatture tessili in cui le ragazze lavoravano. La Casa, da rifugio “sicuro”, si rivelò un luogo pieno d’insidie. Vittime delle politiche sessuali della Firenze rinascimentale, queste giovani furono messe a disposizione dell’élite cittadina di sesso maschile, che le trattava al pari di una proprietà utile al soddisfacimento dei propri piaceri. Alla fine la Casa fu trasferita in una zona più rispettabile della città, il suo sordido passato nascosto tra le pieghe di una cronaca ufficiale. L’indagine di Terpstra svela il triste destino delle ragazze della Casa della Pietà, inserendolo nell’ampio contesto delle relazioni uomo-donna, dei problemi di salute pubblica, delle politiche della Chiesa nella Firenze del Rinascimento.
Fantasmi di Vincenzo Cerami


Era indecisa se scendere all'Arco di Travertino, al Quadraro o addirittura a Subaugusta. La metropolitana, dopo essere stata zeppa fino alla stazione Termini, s'era già mezza svuotata a San Giovanni in Laterano. Siccome non aveva alcuna fretta, a Furio Camillo Morena uscì dal treno e salì allo scoperto. La luce mattutina si posava uniforme su quella parte della città, che pur essendo abbastanza recente sembrava molto più antica del centro storico, specie da quando erano state ridipinte le facciate dei palazzi di Prati, di Via Veneto e di Piazza del Popolo. Lì invece, in quella che era sempre stata considerata periferia per mezzi straccioni, dalle mura fin giù all'Alberone e oltre, lungo tutta l'Appia Nuova e la Tuscolana, solo da poco avevano sbaraccato le fraschette. Si respirava ancora aria di dopoguerra. Facevano la differenza alcuni supermercati, i fiori ai balconi, le antenne televisive che a migliaia graffiavano il cielo lontano e il traffico impossibile. Di turisti neanche l'ombra.
La pelle
di Curzio Malaparte


Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell'ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l'anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre a Malaparte visioni di un osceno, straziante orrore: la ragazza che in un tugurio, aprendo «lentamente la rosea e nera tenaglia delle gambe» , lascia che i soldati, per un dollaro, verifichino la sua verginità; le «parrucche» bionde o ruggine o tizianesche di cui donne con i capelli ossigenati e la pelle bianca di cipria si coprono il pube, perché «Negroes like blondes»; i bambini seminudi e pieni di terrore che megere dal viso incrostato di belletto vendono ai soldati marocchini nella piazzetta della Cappella Vecchia, dimentiche del fatto che a Napoli i bambini sono la sola cosa sacra. La peste - è questa l'indicibile verità - è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null'altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l'anima, o l'onore, la libertà, la giustizia, ma la «schifosa pelle». E, forse, la pietà: quella che in uno dei più bei capitoli di questo insostenibile e splendido romanzo - uno dei pochi che negli anni successivi alla guerra abbiano veramente, nel mondo intero, lasciato un solco indelebile - spinge Consuelo Caracciolo a denudarsi per rivestire del suo abito di raso, delle calze, degli scarpini di seta la giovane donna del Pallonetto morta in un bombardamento, trasformandola in Principessa delle Fate o in una statua della Madonna.
La comunista : due storie napoletane 
di Ermanno Rea


In queste due storie - La comunista e L'occhio del Vesuvio - Ermanno Rea riprende a tessere la sua appassionata tela narrativa dedicata a Napoli. Una città-abisso. Una città-nostalgia. Una città-rimpianto. Si salverà Napoli? Si salverà - risponde la Comunista - se uomini e donne sapranno abbandonarsi all'entusiasmo dell'impossibile, a progettare e vivere una propria utopia.
Dedicate all'amore : poesie napoletane di Totò

Uocchie ca me parlate


Chist’uocchie tuoie che cagneno
culore ogne mumento,
sò belle quanno chiagneno,
sò tutto sentimento.
Si rideno s’appicciano
comme a ddoie fiamme ardente,
songo stelle lucente
ca tiene ‘nfronte tu.
La decade dell'illusione : Parigi 1918-1928 
di Maurice Sachs



Difficile trovare, nel Novecento francese, una figura più ambigua e sfuggente di Maurice Sachs. Nato nel 1906 (ma pare che si ringiovanisse) da una famiglia dell'alta borghesia ebraica, frequentò tra il 1918 e il 1928 gli ambienti della bohème pittorica e musicale, visse all'ombra di Cocteau e inscenò un'improbabile conversione al cattolicesimo con tanto di soggiorno in seminario benedetto da Maritain. All'inizio degli anni trenta - ai quali risale la stesura di questo volume - emigrò negli Stati Uniti, dove, come cronista radiofonico e giornalista, fece conoscere agli americani la vita artistica francese. La sua ultima incarnazione ebbe per sfondo la sinistra e frenetica mondanità della Parigi occupata dai nazisti; ne fu anzi uno dei protagonisti, prima di svanire misteriosamente, dopo avere svolto il ruolo di spia della Gestapo, in un lager in Germania. La decade dell'illusione è un'evocazione, ad uso del pubblico statunitense, della Parigi degli anni venti, dove esplodevano cubismo e surrealismo e dove tutto subiva un accelerato processo di rinnovamento, musica e teatro, danza e moda, pittura e filosofia. Affabulando con la sua consueta sfrontatezza di memorialista mitomane, millantando amicizie spesso immaginarie, Sachs alterna i più scontati luoghi comuni a quadretti folgoranti e indimenticabili: dall'opprimente villa di Gide, con l'atrio ingombro di valige, alle luminose tappezzerie di velluto bianco del fastoso palazzo di Coco Chanel; dal disordine prestigioso della camera di Cocteau a quello miserabile dell'eremitaggio di Satie, dall'appartamento di Julien Green in stile rigorosamente bostoniano ai vivacissimi caffè della nascente Montparnasse.
Il paesano di Parigi di  Louis Aragon


Il surrealista Aragon entra nell'immenso labirinto urbano di Parigi e lo sfida apertamente perché, per vincere il labirinto, bisogna attraversarlo. È il labirinto costituito dal Passage de l'Opéra e dal parco di Buttes-Chaumont, ma, anche e prima di ogni altra cosa, dalle memorie dadaiste, inscritte in questo e in quel luogo, di ricordi abrasi da una città in trasformazione, in cui passato e presente coesistono ancora. Soprattutto, per dichiarazione iniziale dello stesso autore, Il paesano di Parigi (trad. Paolo Caruso, Il Saggiatore, 1996) è il tentativo di creazione di una mitologia moderna, dentro la quale lo spazio cittadino è esplorato, vagliato, osservato e setacciato attraverso il filtro della visione artistica, da uno sguardo mnemo-onirico e trasfigurante, in grado, al contempo, di estrema accuratezza ricostruttiva, profondissima capacità di penetrazione ed estrazione di materiale fertile su cui lavorare.
Io no : ricordi d'infanzia e gioventù 
di Joachim Fest


Nessun altro come Joachim Fest ha dato un contributo altrettanto importante per la comprensione della storia del Terzo Reich. La sua fondamentale biografia di Hitler, quella di Albert Speer e la descrizione degli ultimi giorni del Führer nel bunker di Berlino nella Disfatta, hanno raggiunto milioni di lettori in tutto il mondo. Ma come ha vissuto lui stesso quegli anni terribili dominati dal nazismo e dalla guerra? Con questa autobiografia della propria giovinezza Fest offre per la prima volta un quadro personale della sua vita durante quel periodo oscuro. Descrive la casa paterna nei sobborghi di Berlino; racconta l'ostracismo nei confronti di suo padre, importante uomo politico e oppositore del nazismo; narra l'incontro con l'ambiente operistico della capitale tedesca; illustra le proprie letture durante il servizio militare; ricorda il tentativo di fuga da un campo di prigionia americano dentro una cassa di legno. In Io no, che già nel titolo segnala inequivocabilmente la propria posizione e quella della sua famiglia nei confronti del nazismo, Fest racconta sé stesso e mostra così l'ambiente di quella borghesia liberale della Germania degli anni Trenta e Quaranta che ha saputo coraggiosamente offrire resistenza alla barbarie dilagante.
Eddy il santo 
di Jakob Arjouni


Eddy Stein vive a Kreuzberg, quartiere trendy 'alternativo' di Berlino. Pieno di talento musicale, suona nei Lover's Rock, sgangherato gruppetto di fama locale: certo, non basta per sbarcare il lunario. No problem! Eddy arrotonda alla grande sfoderando un altro talento, quello di truffatore, attento a non mescolare i set dove si giocano le sue due vite: amico di tutti a Kreuzberg, astuta canaglia nel resto della città. Sfiga vuole che uno degli imprenditori più chiacchierati e strafottenti di Berlino, Horst König – ha appena mandato a spasso gli ottomila dipendenti della Deo-Werke – capiti nel suo palazzo; i due litigano, König inciampa e muore battendo la testa: come se la può sfangare il nostro eroe? Mentre lui si ingegna per coprire ogni traccia, stampa e popolo berlinese salutano quasi con simpatia il misfatto, e Eddy diventa il Paladino ignoto della vendetta cittadina sui Mali del Capitalismo. Al funerale di König, Eddy incappa in Romy, figlia splendida e molto no-global dell'odiato industriale: esplode un amore improvviso, rovente, che ribalta ogni prospettiva…Eddy il santo è una storia d'amore, uno spaccato ridanciano, spietato e anticonvenzionale di una delle città più amate d'Europa.
Sei qualcuno? 
di 
Nuala O'Faolain
Sono nata in una Dublino che assomigliava molto più a un reperto storico che non a una città moderna. Tra sorelle e fratelli eravamo in nove, in un'epoca in cui, nella massa brulicante e anonima di irlandesi spiantati, nove figli non costituivano nemmeno una famiglia particolarmente numerosa. Io ero un caso tipico: una nessuno appartenente a una lunga stirpe di nessuno. In un paese cattolico e conservatore, che temeva la sessualità e mi negava qualunque informazione anche solo sul mio corpo, potevo dunque prevedere di incontrare qualche difficoltà nel corso della mia vita futura di ragazza e di donna.


Nuala era l’unica dei nove figli che amava studiare e frequentò dapprima le scuole in un convento irlandese, dove ebbe modo di leggere tutti i libri della biblioteca, e poi con la generosità di chi confidava nella sua bravura, completò gli studi universitari a Londra. Dopo la laurea in Letteratura medioevale vinse una borsa di studio alla Oxford University e iniziò la sua carriera di giornalista. 

Erano gli anni ’60, gli anni dei Beatles, e anche gli anni in cui decise di rimanere a Londra e di non far ritorno in Irlanda. Considerava la sua terra ancora troppo arretrata, con il suo opprimente cattolicesimo e nessuna apertura alle donne. Lei lavorava alla BBC, viaggiava ovunque nel mondo e come altre donne della sua generazione aveva fame di emancipazione personale. Il richiamo alle sue origini, però, si farà ben presto sentire. Infatti dopo i tragici eventi del Bloody Sunday di Denny, il rapporto con Rob, il suo compagno inglese, divenne insostenibile, fino a quando decise di lasciare Londra e tutto ciò che aveva amato in quegli anni: dall’Inghilterra della provincia, alla letteratura, dalla classe operaia ai football club, e di far ritorno a Dublino. Ricominciò la sua vita da zero, affrontò con dignità e senza falsi pudori i suoi problemi con l’alcol, i tanti lavori temporanei fino all’arrivo all’Irish Time. La storia di Nuala è una storia di memorie, autentica e commovente. Considerata dalla critica una delle migliori scrittrici dell’Irlanda contemporanea, Nuala O’Faolain attraverso il racconto della sua vita, fra sofferenze e solitudine, rinunce e poche soddisfazioni, fra amori rincorsi e altri vissuti, ha saputo guardare dentro se stessa e narrare la storia del suo paese.
I ragazzi della via Pal di 
Ferenc Molnar




Accanto al mitico Ottavo Distretto di Budapest, tra le viuzze strette che lambiscono il vecchio quartiere ebraico, c'e ancora la piccola via Pal: che fu teatro, nella fantasia di Molnar, della piu memorabile battaglia tra ragazzini che la letteratura abbia mai raccontato. I ragazzi di via Pa1 (1907) e infatti la lotta tra due gruppi di ragazzi per il predominio su un terreno libero per i giochi, attorno a una segheria. Due "eserciti" composti soltanto da generali e ufficiali. Un solo soldato semplice: Erno Nemeczek, biondo e mingherlino, di povera famiglia, che morira di polmonite per i bagni nel laghetto dell'Orto Botanico, a cui e stato costretto. Una storia malinconica e poetica, avvincente, che come tutti i grandi libri rimane un classico per i lettori di ogni eta.
Budapest di 
Chico Buarque


Di ritorno da Istanbul dove ha assistito al Congresso degli Scrittori Anonimi, José Costa è costretto a fermarsi a Budapest. Nella sua stanza d'albergo passa la notte a guardare la televisione, cercando di decifrare quelle parole, meravigliato dalla lingua magiara che è la sola che il diavolo rispetti. L'indomani, assorbito nel tentativo di ordinare la prima colazione in ungherese, quasi perde il volo che lo deve riportare a Rio. Questa sua ossessione per la lingua trasporta i lettori in una vorticosa girandola di situazioni paradossali, amori, libri, idiomi, paesaggi, da Budapest a Rio. Poeta-cantautore, tra i fondatori della Bossa Nova, Buarque crea una commedia romantica che immerge il lettore nelle bellezze e nei misteri del linguaggio.
Le notti bianche 
di Fedor Dostoevskij



…ma non dimenticherò mai la storia di una bellissima casetta, color rosa chiaro. Era davvero una graziosa casetta, di pietra, e mi guardava con tanta affabilità, e con tanto orgoglio fissava le sue goffe vicine, che il mio cuore si rallegrava quando mi capitava di passarle vicino. La settimana scorsa attraverso la strada guardando la mia amica, quand'ecco un grido lamentoso: "Mi tingono di giallo!!!" Scellerati! Barbari! non hanno risparmiato nulla, né colonne né cornicioni e la mia amica è diventata gialla come un canarino. Sono stato preso da un attacco di bile, e non ho avuto la forza di rivedere quella poveretta, sfigurata, tinta col colore del celeste impero. Ora comprendi, o lettore, come io conosca tutta Pietroburgo.


Quattro notti e un mattino per raccontare una storia che si muove al buio e nella penombra della coscienza. Un giovane sognatore, abituato a nutrirsi di sentimenti e impressioni, incontra nella notte una ragazza piangente e sola che sarà per lui l'appiglio verso il concreto mondo diurno. La città di San Pietroburgo saprà cullare nel suo bianco silenzio questa storia a due voci, fatta di confidenze notturne, attese e speranze e il mattino, al risveglio, rimarrà quello strano sapore in bocca, quella domanda di realtà inevasa: nelle notti bianche, negli improbabili intrecci e nei sussurri furtivi di due ipotetici amanti, qual è il vero confine del sogno?
Leningrado
di Alexander Werth

A 70 anni dalla fine dell’assedio di Leningrado – 18 gennaio 1944 – e dalla sua liberazione – 27 gennaio 1944 – la testimonianza diretta di un inviato speciale. Pubblicato nel 1944, Leningrado doveva essere un capitolo all’interno di un più vasto volume dedicato alla guerra in Russia, ma le straordinarie vicende militari e umane dell’assedio, della difesa e della liberazione della città hanno infine convinto Alexander Werth a realizzare un’opera autonoma. Nato a San Pietroburgo, corrispondente per il «London Sunday Times», Werth è stato l’unico reporter inglese al seguito delle truppe sovietiche in città nel 1943. L’autore riporta dettagliatamente tutto ciò che ha visto e sentito in quei giorni terribili, evitando di trarre troppe conclusioni per permettere ai particolari di parlare da sé nel loro effetto d’insieme. Leningrado è il racconto emozionante di una popolazione unita nella lotta comune contro l’aggressione nazista.
33 attimi di felicità : avventurosi appunti di un tedesco a Pietroburgo 
di Ingo Shulze


I trentatré attimi di felicità sono trentatré racconti ambientati nell'odierna San Pietroburgo: brevi storie, inaudite, spesso inquietanti, a volte fantastiche, a volte grottesche, ma sempre dominate dal gusto di raccontare. Si alternano giallo, fiaba, reportage, racconto di viaggio. Incontriamo mafiosi, prostitute, segretarie, giornalisti, mendicanti, turisti, ogni sorta di tipi umani: un mondo variopinto, imprevedibile, esotico, in cui non mancano il sesso, spesso duro, e la violenza, spesso assurda, immotivata. E la felicità, ovviamente, il cui vero valore è sempre rimesso in discussione.
I quarantanove racconti di Ernest Hemingway


Quando si ha avuto il Prado e allo stesso tempo El Escorial, a due ore verso Nord; Toledo al Sud e un bel cammino verso Avila e Segovia, non lontana dalla Granja, si è dominati dalla disperazione al pensiero che un giorno si dovrà morire e dire addio a tutto questo.



Accanto a un gruppo di storie che hanno per protagonista l'alter ego di Hemingway, Nick Adams, spiccano in questa raccolta alcuni racconti dall'architettura perfetta, fra cui Le nevi del Kilimangiaro, La breve vita felice di Francis Macomber e Colline come elefanti bianchi, nei quali risalta lo stile asciutto e rigoroso dello scrittore, capace di dare risonanza all'esperienza individuale senza perdere il contatto con gli elementi della realtà che la fondano. I quarantanove racconti, pubblicati nel 1938, sono stati considerati fin dal loro apparire una delle opere fondamentali di Ernest Hemingway, forse il punto più alto e rappresentativo della sua inconfondibile tecnica narrativa.
La grande menzogna : Madrid, 11 Marzo 2004 di Angel Rekalde.


L'11 marzo 2004 passerà alla storia come il giorno del drammatico attentato di Madrid con 198 morti e centinaia di feriti. Ma passerà alla storia come il giorno della grande menzogna del governo Aznar che attribuì per tre giorni l'attentato ai baschi dell'Eta. Il libro ricostruisce questi tre giorni con un'analisi dettagliata delle forze in campo e delle loro posizioni: dal Partito Popolare, ai socialisti, all'Eta.


I marmi del Partenone di C. Hitchens


L'apertura nel 2009 del Nuovo Museo dell'Acropoli di Atene ha rappresentato un'imperdibile opportunità per riproporre all'opinione pubblica la questione della restituzione dei marmi del Partenone (noti anche come marmi Elgin, dal nome dell'ambasciatore inglese che fece asportare i fregi) alla Grecia. Tale esproprio è sempre stato sentito come una violenza contro il popolo ellenico e ha suscitato l'indignazione del mondo intellettuale. Già Lord Byron, assistendo alla raccapricciante scena dei marinai inglesi che rimuovevano, a colpi di piccone, le metope del Partenone, aveva definito la sua terra d'origine come una nazione di orgogliosi bottegai. Eppure, in tutti questi anni, la riconsegna dei marmi è sembrata un traguardo irraggiungibile. L'obiezione che il comitato direttivo del British Museum ha perennemente opposto - ovvero che Atene non possedesse un museo adeguato a ospitarli - trova oggi un'esaustiva risposta. Proprio ora che la questione della restituzione delle opere d'arte ai paesi d'origine sta assumendo una rilevanza internazionale e si sta trasformando in uno scottante problema politico. Questo libro, grazie alle lucide argomentazioni di Hitchens, offre un contributo notevole alla causa del ritorno dei fregi del Partenone alla Grecia, dimostrando quali furono i veri interessi in gioco di Elgin e dell'Impero britannico al momento della rimozione, quali gli errori commessi e i pregiudizi che hanno giustificato la mancata restituzione.
Il loro profumo mi fa piangere di Menis Kumandareas


“Il profumo dei barbieri mi fa piangere”, recita un verso di Pablo Neruda a cui si ispira il titolo di uno dei romanzi di maggior successo di Menis Kumandareas, scrittore greco tra i più apprezzati, autentico cantore epico dell’Atene di oggi. Uomini semplici e persone colte, ricchi e poveri, giovani e anziani frequentano la bottega di Euripide, barbiere-confessore, evidente alter ego dell’autore. Vicenda senza tempo, se anche nell’Atene classica il kourèion, la bottega del barbiere, era il salotto popolare delle chiacchiere tra uomini. Tra forbici e rasoi, scorrono i racconti, le storie delle esperienze umane. Come in altri romanzi di Kumandareas l’unica, trasparente protagonista è sempre lei, l’Atene di questi nostri giorni, città-specchio di ogni vizio e virtù della Grecia, ma al tempo stesso capitale contemporanea che ci strega. In queste pagine ne scorgiamo il volto inedito, lontano dai cliché del turismo archeologico e del folclore. Dai nove racconti del barbiere Euripide affiora il ritratto di una città ombrosa, imprevista e inquietante, palcoscenico metropolitano su cui si rappresenta la realtà, tragica e comica, sempre drammatica. Grazie a questo libro, anche l’Atene di oggi si impone come una “città letteraria”, con una sua fisionomia inconfondibile e una sua poetica fatta di vie, di piazze, di caffè, di cantieri, di negozi, di leggende, ma soprattutto di gente che, giorno per giorno, vi consuma l’esistenza.
Lo straniero di Albert Camus
Siamo scesi alla periferia di Algeri. La spiaggia non è distante dalla fermata dell'autobus, ma abbiamo dovuto traversare un piccolo altipiano che domina il mare e che poi degrada verso la spiaggia. Era coperto di pietre giallastre e di asfodeli, bianchi contro il blu già duro del cielo.

“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so”. Così comincia Lo Straniero, e queste poche parole sono sufficienti per trasmettere una sorta di sconcerto che accompagnerà ogni pagina del libro. Meursault, il modesto impiegato di origine francese protagonista del libro, affronta infatti con la stessa laconicità comunicata da questa prima frase una serie di episodi che lo condurranno ad un epilogo che sarebbe tragico, se non fosse vissuto nella stessa maniera spregiudicatamente attonita. Siamo ad Algeri, dove il sole battente, il caldo soffocante e il sudore pervadono le pagine del romanzo e attanagliano i sensi del protagonista.

 In Lo straniero , considerato unanimemente uno dei capolavori della letteratura novecentesca, Camus dà voce ad alcuni dei temi più caratteristici dell'esistenzialismo nella sua versione tragica e "negativa". Il breve romanzo esprime in modo difficilmente dimenticabile l'incolmabile distanza, anzi (come suggerisce il titolo) la vera e propria "estraneità" che separa l'uomo dal mondo. La realtà per Camus non ha alcun senso; gli eventi accadono, avvengono senza che il pensiero possa coglierne motivi e significati plausibili: ecco allora che l'uomo, con il suo pensiero, si trova ad essere straniero nel mondo. Però anche gli atti e i comportamenti umani non riescono a esibire una razionalità in grado di giustificarli, o almeno di giustificarli. Come accade al protagonista de Lo straniero , si può anche uccidere senza saper dire perché lo si è fatto.